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- Testa rimpicciolita del professor Markus Lindstrom -
The shrunken head of professor Markus Lindstrom

     

Condizione: venduta

Dimensioni campana: 18 x 22 cm

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Status: sold

Glass dome measurements: 18 x 22 cm

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Descrizione:
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In questa pagina è proposta la testa del professor Markus Lindstrom, preservata e rimpicciolita secondo il metodo degli indios Jívaro. Il reperto è presentato nella campana di vetro che la ospita dal 1919, anno del suo ritrovamento. La targhetta informativa attaccata al supporto fu compilata dal facoltoso turista inglese che la comprò in Ecuador e reca qualche imprecisione rispetto alla storia del professore, che è illustrata di seguito.

Markus Lindstrom fu un antropologo da sempre appassionato di ricerche sul campo. Nacque in Svezia nel 1875 e nel 1901 conseguì la laurea in archeologia e antropologia presso l’università di Uppsala.
Dopo gli studi partecipò come assistente a numerosi scavi di reperti vichinghi in Scandinavia, compreso quello della famosa nave di Oseberg, trovata nel 1904 ancora in buono stato di conservazione in un tumulo in Norvegia.
L’anno seguente Lindstrom fu a Torlund, Danimarca, per supervisionare l’estrazione da una torbiera di un cadavere mummificato in maniera naturale e risalente all’Età del Ferro. Le proprietà chimiche della torba e la permanenza per migliaia di anni in quell’ambiente fecero ritrovare il corpo perfettamente conservato. Per Lindstrom fu addirittura possibile determinare da quanti giorni si fosse rasato e quale fu l’ultimo pasto di quell’uomo protostorico.
Successivamente compì studi in Islanda partendo dallo spunto offerto da alcune saghe nordiche e leggende popolari sui cinocefali, esseri col corpo umano e testa canina impiegati in epoca vichinga come feroci guerrieri per la loro furia e sprezzo del pericolo in battaglia.

Nel 1908 Lindstrom si reca negli Stati Uniti per sposare Ella Goldbaum, la ricercatrice che conobbe durante un convegno a Stoccolma. Ottenne così la cittadinanza statunitense e una prestigiosa cattedra di antropologia alla University of Chicago. Si dedicò quindi agli esploratori artici scomparsi durante la ricerca del Passaggio a Nordovest, visitando l’estremo nord del Canada sulle tracce di Henry Hudson e John Franklin. Ottenne risultati interessanti e così nel 1912 gli fu affidato un nuovo progetto di ricerca nel bacino del Rio delle Amazzoni. Lo scopo era verificare in loco le informazioni rinvenute su alcuni manoscritti del XVII secolo che riportavano la presenza sul fiume di una piccola colonia commerciale irlandese, impegnata nella coltivazione ed esportazione del tabacco. Gli irlandesi, dicevano le cronache, operavano al di fuori della tutela della Corona ed erano in aperto conflitto con le autorità coloniali portoghesi, ma erano entrati in buon rapporto con gli indios e conducevano ottimi affari con navigatori inglesi e olandesi. La documentazione da cui Lindstrom estrasse queste informazioni si interrompeva bruscamente negli anni ’30 del XVII quando la colonia scomparve in circostanze misteriose, sicuramente drammatiche, dato che registri di epoca coloniale riportano almeno uno scontro armato tra irlandesi e portoghesi. Inoltre alcune dicerie raccolte a Quito, capitale dell’Ecuador, riportavano la presenza tra gli indios del bacino amazzonico alcune usanze e caratteristiche riconducibili a una traccia persistente dell’antico contatto con gli irlandesi. Con queste premesse, lo studioso svedese partì per un sopralluogo nella regione, dato che l’ammontare dei fondi stanziati dall’università non consentivano l’invio di una squadra completa in quella fase preliminare.

Nell’agosto del 1913 Lindstrom raggiunse São Luís sulla costa atlantica del Brasile, poi Manaus, importante snodo fluviale alla confluenza tra Rio Negro e Rio delle Amazzoni. Da lì inviò l’ultimo telegramma a Chicago in cui manifestava l’intenzione di voler noleggiare una barca e una guida locale e risalire il Rio delle Amazzoni per localizzare i siti che ospitarono i vecchi insediamenti irlandesi. Dopo due mesi senza informazioni la guida tornò a Manaus con la sua barca ma senza Lindstrom. L’uomo, successivamente interrogato, affermò di aver risalito il Rio delle Amazzoni sino al punto concordato insieme al professore e che effettivamente trovarono materiale archeologico che Lindstrom giudicò “estremamente importante”. Al momento di ritornare indietro però, Lindstrom disse che avrebbe voluto proseguire ancora verso le sorgenti del fiume. Avevano infatti incontrato alcuni brasiliani che vendevano carabattole agli indios in cambio di piume pregiate e caucciù. Queste persone, che la guida definì come “poco raccomandabili”, dissero a Lindstrom che dirigendosi ancora più a ovest, verso l’Ecuador, avrebbe trovato altri siti di grande interesse archeologico, oltre ad avere la possibilità di studiare da vicino la famigerata tribù dei Jívaro, i cosiddetti rimpicciolitori di teste. Lindstrom, ormai convinto, offrì altro denaro alla sua guida per accompagnarlo oltre ma quello non volle saperne. Ci fu un litigio e alla fine l’uomo tornò da solo a Manaus: il professore si unì ai commercianti e continuò così a risalire il fiume verso ovest.

Da quel momento in poi, le notizie del professor Lindstrom cessarono completamente. A nulla valsero le segnalazioni alla polizia brasiliana, peruviana ed ecuadoregna, i tentativi di rintracciare i commercianti che per ultimi videro il professore, una ricerca durata svariati mesi promossa dalla University of Chicago e addirittura una sostanziosa ricompensa offerta dalla moglie: Lindstrom era definitivamente disperso nell’immenso cuore dell’America Latina.

La svolta nella vicenda si ebbe solo nel 1919. Un gruppo di facoltosi turisti inglesi in visita a Quito, Ecuador, visitarono un mercato tradizionale in cerca di souvenir. Annoiati dai soliti ninnoli esposti, un indio propose loro un rarissimo oggetto tipico delle giungle al confine tra Perù ed Ecuador: una testa rimpicciolita dalla tribù Jívaro. Con una certa sorpresa, gli inglesi notarono che si trattava di una testa appartenuta a un bianco ed effettivamente rimpicciolita secondo il metodo indigeno, i cui dettagli cruenti (scorticamento, bollitura e ridimensionamento tramite pietre calde sempre più piccole) erano stati ormai diffusi anche in Europa grazie ad alcuni esploratori del secolo precedente. Ma l’attenzione dei turisti fu principalmente attirata da alcuni oggetti che accompagnavano il macabro “trofeo”: un paio di occhiali e un’agendina consunta che però recava il nome e l’indirizzo del defunto proprietario…professor Markus Lindstrom, University of Chicago.

La testa fu dunque comprata dai turisti che la riportarono in Inghilterra e in breve l’università e la vedova furono avvisati della triste scoperta. I poveri resti di Lindstrom continuarono a fare parte per molti anni della collezione dell’acquirente originale e alla sua morte i figli decisero di venderla.

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